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L’ITALIA HA RIPRESO A
INVESTIRE IN INFORMATICA
Le imprese fanno salire
la domanda di software a
+ 3%; aumenta la spesa
di individui e famiglie
del 25,8% • La Pa
continua a disinvestire
in It: - 1,4%, mentre
cresce l’in-house • Le
Tlc viaggiano a + 0,5%,
ma le mobili aumentano
del 4% • Commercio
elettronico: grande
opportunità di mercato,
ma l’Italia è ancora il
fanalino di coda: 0,8% è
la quota di fatturato
nel 2006 a fronte di una
media europea del 3,5%.
“Dietro l’1,7% in più
speso dal Paese in
Information Technology
il primo semestre di
quest’anno, c’è
un’Italia in movimento
verso l’innovazione che
costituisce
un’importante novità per
l’economia nazionale e
apre nuove prospettive
di sviluppo. Va colto il
segnale di un
cambiamento qualitativo
dell’economia che vede
alla guida le imprese
del made in Italy
impegnate a conquistarsi
uno spazio nella
competizione globale
investendo in It, come
conferma l’incremento
del 3% registrato dalla
domanda di software. E’
ora il momento di
sostenere questo trend
positivo convogliando
intelligenze, capitali,
capacità organizzative,
politiche pubbliche
nella costruzione di un
percorso strategico per
lo sviluppo
dell’innovazione
informatica in Italia.
Il nostro Paese ha tutte
le carte per partecipare
al nuovo ciclo economico
legato all’It e trarne
vantaggi in tempi e con
investimenti
ragionevoli. Un primo
passo potrebbe essere
l’introduzione
dell’Informatica nel
quadro di Industria
2015, riconoscendola
come infrastruttura
strategica al servizio
delle aree scelte come
prioritarie. In questo
modo sarebbe possibile
uscire dall’occasionalità
e costruire un percorso
per sviluppare know-how
innovativo, esperienza,
brevettare nuovo
software e nuove
applicazioni da proporre
poi sul mercato
internazionale”. E’
questo, in sintesi, il
messaggio positivo entro
cui il presidente di
AITech-Assinform Ennio
Lucarelli ha presentato
a Roma i dati sul
mercato italiano dell’Ict
contenuti nel Rapporto
Assinform relativi al
primo semestre 2007.
All’incontro, concluso
dal Ministro Luigi
Nicolais, hanno
partecipato, fra gli
altri, il presidente del
Cnipa Fabio Pistella, il
vicedirettore di
Confindustria Luigi
Mastrobuono.
“Il risveglio della
domanda d’informatica in
Italia - ha precisato
Lucarelli - risente
ancora di una serie di
fattori di arretratezza
che vanno superati per
colmare il gap che ci
tiene ancora lontani dai
trend internazionali.
Pesa la debolezza
cronica delle politiche
e degli incentivi
sull’innovazione
tecnologica. Pesano i
ritardi dimensionali e
organizzativi di un
tessuto produttivo fatto
per il 90% da piccole
imprese, che si
traducono nella
difficoltà a cogliere le
grandi opportunità di
mercato del web e
Internet veloce. Se le
stime per il 2007
indicano che le vendite
al dettaglio nel mondo,
sul canale dell’e-Commerce,
supereranno i 300
miliardi di euro, già
sappiamo che il made in
Italy nel suo complesso
vi parteciperà ancora
troppo marginalmente,
non riuscendo così a
mantenere le proprie
quote di mercato
all’aumentare dei
commerci mondiali. Un
segnale positivo arriva
dai consumer, famiglie e
singoli individui, che
con un aumento di spesa
informatica del 25,8%,
sono destinati a far
crescere la domanda di
acquisti in rete ”. Il
Rapporto Assinform
evidenzia la distanza
italiana dai principali
paesi concorrenti
nell’utilizzo del
commercio elettronico:
nel 2006 la quota di
fatturato delle vendite
on line effettuate dalle
imprese italiane sul
totale a confronto con i
principali paesi europei
è stata dello 0,8%, a
fronte di una media
europea del 3,5%. “E’
chiaro - ha aggiunto il
Presidente di
AITech-Assinform – che
un ruolo determinante
nello sviluppo
dell’utilizzo di
Internet dipende dalla
disponibilità di reti a
larghissima banda. In
Italia, se alcuni passi
sono stati fatti, siamo
ben lontani dagli
investimenti che vengono
impiegati nel mondo per
le grandi reti in fibra
ottica”.
Un discorso a parte
merita la Pubblica
Amministrazione, della
quale i dati Assinform
dipingono un quadro in
peggioramento, in cui
continua la riduzione
della domanda
informatica (-1,4% a
fine 2006 rispetto
all’anno precedente, con
la Pac a - 4,8%) e si
approfondisce la
contraddizione fra
funzioni istituzionali,
ricerca dell’efficienza
e politica degli
investimenti. Mentre la
spesa pubblica continua
a crescere
incontrollata, la Pa sta
scegliendo di investire
sempre meno nel
principale strumento di
ammodernamento e
controllo:
l’informatica. Basti
pensare che, per quanto
riguarda i soli
Ministeri, a fine 2006
risultava, rispetto
all’anno precedente, un
calo degli investimenti
It del 22%. Anche gli
sforzi di miglioramento,
che pure vengono fatti,
finiscono per non dare i
risultati sperati: sul
totale dei servizi
pubblici, oltre il 60%
viene ormai offerto
on-line, cosa che
colloca la nostra Pa
oltre la media europea,
pari al 50%. Ma solo per
il 16% viene utilizzata
dai cittadini, ben al di
sotto del 24% segnato
dalla media europea.
Sul fronte della Pa
locale la domanda
pubblica d’informatica
nel 1° semestre
dell’anno è aumentata
del 2,9%, ma è andata a
gonfiare prevalentemente
l’in-house, in linea con
la tendenza degli ultimi
anni. Se, infatti, la
domanda d’informatica
della Pal è stata, nel
2004, pari a 1.301
milioni di euro, nel
2005, 1.345; nel 2006,
1.383, rispettivamente
negli stessi anni, il
fatturato complessivo
delle principali aziende
informatiche di cui la
stessa Pal è azionista,
è stato pari a 606, 738
e 837 milioni di euro;
ovvero ha coperto
rispettivamente il 47%
della domanda degli Enti
locali, il 55%, per
arrivare all’attuale
60%. “Le amministrazioni
locali - ha commentato
Ennio Lucarelli -
sembrano sempre più mal
interpretare il
principio della
sussidiarietà, secondo
cui l'azione pubblica ha
il compito di occuparsi
di fornire quei servizi
e di tutelare quelle
esigenze che non possano
essere efficacemente
garantiti dal mercato.
Ora l’Italia dispone di
un settore It di grande
tradizione tecnica e
professionale, che sta
crescendo sia come
dimensione d’impresa che
come articolazione
dell’offerta con molti
casi di eccellenza. Non
vi sono motivi affinché
la Pa italiana non debba
affidarsi alle proprie
capacità di scegliere e
guidare progetti It e
di selezionare sul
mercato, tramite
un’aperta concorrenza,
le competenze necessarie
a soddisfare le proprie
esigenze informatiche e
poter così svolgere quel
ruolo di stimolo della
qualità e competitività
dell’offerta che le
compete”.
Intervento di Ennio
Lucarelli, Presidente di
Aitech-Assinform:
http://www.aitech-assinform.it/aree_sx/informazioni/comunicati/speech_081107.htm
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